Jacobin Italia

Quelli che varcano la soglia

4 Dicembre 2024

È possibile operare per l’autodeterminazione delle persone detenute e per restituire alle prigioni una dimensione pubblica? Tavola rotonda tra attivisti che fanno lavoro politico-sociale dentro (e contro) il carcere

In Sorvegliare e Punire (1975) Michel Foucault descrive l’invenzione della prigione come uno strumento utile a una precisa strategia di dominio delle classi dominanti, interessate a dividere al proprio interno le classi lavoratrici, ad assicurare il rispetto della legge e della proprietà privata, ad affermare la distinzione tra violenza legale e illegale nelle forme della politica e della criminalità. Il carcere, in questa prospettiva, è interpretato come un sistema di produzione di delinquenti e di disciplinamento dell’intero corpo sociale.

Con questa consapevolezza critica è necessario mettere al centro le voci e le esperienze di chi ha varcato la soglia del carcere. In questo articolo, si restituisce una parzialità delle risposte e dei ragionamenti sviluppati da persone che da anni sono attive dentro le carceri, o fuori da queste in collegamento con le persone detenute per sostenerle in una prospettiva di vita degna nell’orizzonte dell’autodeterminazione.

L’ipertrofia carceraria, che si riscontra nella volontà del Ddl Sicurezza del governo Meloni di estendere ulteriormente la lista dei comportamenti penalmente rilevanti, è vissuta con visioni differenti tra chi fa attività nelle carceri, un mondo che addirittura si spacca sul dibattito sul 41 bis o quando si nomina il carcere come istituzione antimafia. È per questo che è interessante dialogare con persone ed esperienze differenti che da nord a sud ci permettono di avere delle immagini chiare di come si viva nella tensione di un lavoro politico-sociale dentro (e contro) un’istituzione totale disumanizzante. 

In particolare, questa tavola rotonda mette insieme le voci di Don Vincenzo Russo, per vent’anni cappellano del carcere di Sollicciano a Firenze poi allontanato perché non taceva sulle condizioni dei carcerati; Valerio Monteventi, coordinatore di un progetto di inserimento lavorativo attraverso un’officina meccanica della casa circondariale di Bologna; Nadia Lodato, project manager dell’area Carcere della cooperativa sociale Rigenerazioni attiva nelle carceri Pagliarelli, Malaspina e Ucciardone di Palermo; Valentina Leone, socia fondatrice dell’associazione di promozione sociale Exit Strategy attiva anche alla casa circondariale di Benevento attraverso il progetto Mandragole in transizione; e Cecco Bellosi, direttore educativo della Associazione Comunità Il Gabbiano Odv con attività in tutta la Lombardia.

Riduzione del danno

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