Jacobin Italia

Regimi di verità

5 Giugno 2019

1984 di George Orwell, uscito nel 1949, e Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932, sono forse i due romanzi distopici per eccellenza del Novecento. Ci hanno lasciato tracce importanti per capire come funziona il potere. I due scrittori si conobbero e intrattennero una corrispondenza, scambiandosi pareri ed esplicitando i diversi punti di

1984 di George Orwell, uscito nel 1949, e Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932, sono forse i due romanzi distopici per eccellenza del Novecento. Ci hanno lasciato tracce importanti per capire come funziona il potere. I due scrittori si conobbero e intrattennero una corrispondenza, scambiandosi pareri ed esplicitando i diversi punti di vista. Il primo, da socialista antistalinista, descrisse un meccanismo autoritario classico, nel quale il controllo del Grande Fratello è totale, a cominciare dalle parole che si utilizzano. A un certo punto Winston Smith, protagonista del racconto, viene a scoprire che i neurologi al servizio del potere stanno lavorando al progetto di eliminare l’orgasmo, nel tentativo di sopprimere ogni forma di desiderio. Al contrario, nel Mondo Nuovo di Huxley il dominio viene perpetuato esaltando l’individuo invece che negandolo: approfittando della smania di possesso, consumo e piacere dell’essere umano. Così, ad esempio, il libertinaggio sessuale viene incoraggiato sin dall’infanzia e si invitano i sudditi a comprare nuova merce invece che riparare gli oggetti in caso di malfunzionamento. Dopo aver letto 1984, Huxley disse a Orwell che dubitava che un regime oppressivo potesse durare all’infinito. Per questo motivo «l’oligarchia dominante troverà modi meno difficili e dispendiosi per governare e soddisfare la propria sete di potere, e che questi modi somiglieranno a quelli che ho descritto nel Mondo Nuovo». In Ritorno al Mondo Nuovo, un saggio nel quale approfondì i temi del romanzo dimostrando grande consapevolezza della natura analitica della sua narrazione, Huxley precisò anche che secondo lui Orwell e i liberali sottovalutavano il fatto che nell’essere umano risiede «un desiderio quasi infinito di distrazioni». 

Dietro ogni forma di potere c’è una specifica antropologia, forse le atmosfere cupe di 1984 e quelle artificialmente sovraeccitate da Huxley (nel Mondo Nuovo è obbligatorio drogarsi per non pensare ai problemi) non sono alternative. Una non esclude l’altra: un regime può scegliere di intercettare le email dei cittadini e al tempo stesso imbonirli di pessimi spettacoli, stuzzicando la loro voglia di apparire. Ciò fa capire come il comando si eserciti anche con azioni positive, nella produzione di forme di vita e nel controllo dei saperi. Il potere ha un ruolo attivo, non si limita a impedire che nasca il dissenso ma esercita quella che Foucault ha definito produzione di verità. Per questo non è detto che la proliferazione di libera informazione sia di per sè sufficiente a indebolire una dittatura: le tre azioni privilegiate dal Grande Fratello di Orwell – Propaganda, Censura e Sorveglianza – si alimentano di comunicazione e informazioni. «Internet non ha modificato la composizione di questa trinità dell’autoritarismo – ragiona l’analista digitale Evgeny Morozov – ma ha cambiato significativamente il modo in cui queste tre attività vengono praticate». Forse la natura decentralizzata della Rete ha reso più difficile la censura vera e propria, quella che Huxley giudicava dispendiosa e impossibile da praticare in eterno, ma ha reso più efficace, oltre che insidiosa e ficcante, la propaganda di regime e l’opera di disinformazione.  

*Giuliano Santoro, giornalista, scrive di politica e cultura su il Manifesto. È autore, tra le altre cose, di Un Grillo qualunque e Cervelli Sconnessi (entrambi editi da Castelvecchi), Guida alla Roma ribelle (Voland), Al palo della morte (Alegre Quinto Tipo).

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