Jacobin Italia

Vecchi contro giovani

15 Settembre 2026

È possibile leggere le campagne securitarie e l’ossessione repressiva del governo Meloni, il più anziano della storia della repubblica, come guerra preventiva generazionale: spaventano le forme di vita e i valori di chi si affaccia sulla scena

A ben guardare, ogni legge repressiva non può che essere rivolta contro chi si affaccia alla vita pubblica, chi è in cerca di autonomia e si sta conquistando un posto nel mondo. Deve servire a irregimentare e controllare, oltre che a disciplinare e reprimere: una guerra preventiva allo spirito critico in formazione. 

L’Italia di questi anni ne è un caso emblematico. Leggi fatte da vecchi, raccontate da mass media generalisti visti da vecchi e amplificate da social utilizzati senza cognizione di causa da vecchi, che troppo spesso si fanno trascinare dalle ondate di panico morale delle quali si nutrono le piattaforme digitali. La sintesi brutale del rapporto tra sicurezza e giovani non può prescindere dal mondo chiuso e ipermediatizzato di una società che invecchia ma non vuole accettarlo. Dunque, inventa nemici, meglio se giovani appunto, e li mette al bando nelle bolle anagrafiche degli allarmi e delle emergenze continue.

La retorica della delinquenza minorile 

Il governo politico più in là con l’età (eufemismo) della storia dell’Italia repubblicana ha debuttato, nella prima riunione del consiglio dei ministri, scampanellando misure speciali contro i rave party. Ha proseguito emanando inasprimenti di pena e norme ad hoc contro i giovani attivisti ambientalisti, mettendo così in chiaro che anni di retorica contro la cosiddetta «violenza» delle contestazioni servivano solo a colpire il dissenso, visto che non appena si è manifestato un movimento integralmente non violento (questi ragazzi fanno appositi training per imparare a consegnarsi alla polizia senza rischiare di apparire minacciosi) è stato randellato dalla repressione senza troppi riguardi. Sono seguiti i decreti sicurezza, le cui misure – dai fermi preventivi alle multe per chi scende in piazza – sono rivolte palesemente a evitare che le nuove generazioni non prendano la cattiva abitudine di interrogare il potere. 

Hanno infiocchettato la repressione del dissenso con la retorica della delinquenza minorile, di una generazione allo sbando e in preda a gang metropolitane e stili di vita inaccettabili. Secondo l’ultimo rapporto di Save the children sulla violenza giovanile l’Italia continua a essere uno dei paesi europei «con il più basso numero di under 18 e giovani adulti coinvolti nel sistema di giustizia». Lo studio rileva che «i minorenni e giovani adulti segnalati agli Uffici di servizio sociale per i minorenni dall’autorità giudiziaria sono diminuiti di oltre un terzo negli ultimi vent’anni, passando da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024». 

Abbonati a Jacobin Italia per continuare a leggere