Jacobin Italia

E ai tuoi figli chi ci pensa?

20 Febbraio 2019

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Questa è una delle formule usate per ricattare le donne e costringerle al lavoro di riproduzione sociale. Al contrario, lo sciopero dell'8 marzo rompe l'isolamento ed evidenzia il conflitto tra vita e sistema capitalistico.

Si nosotras paramos, se para el mundo». Questo slogan del movimento argentino condensa in poche parole il senso dello sciopero della riproduzione sociale, che si svolge ormai da tre anni consecutivi in occasione della giornata di mobilitazione femminista internazionale contro la violenza di genere dell’8 marzo. Tradotto: «Se ci fermiamo noi donne, si ferma il mondo».

In questo dato risiede però un paradosso, una delle tensioni principali che la pratica dello sciopero mira a far esplodere: è il lavoro delle donne che consente la sopravvivenza e la riproduzione di quello stesso sistema che le sfrutta, violenta e uccide ogni giorno. La riproduzione sociale di per sé non è un meccanismo dannoso. Con essa infatti si fa riferimento a tutte quelle attività che consentono la riproduzione della vita e della forza lavoro di giorno in giorno e da una generazione all’altra. Il problema non è dunque la riproduzione in sé, ma il fatto che avviene nel contesto del dominio capitalistico, ossia di un sistema di sfruttamento e violenza di genere, razza e classe, le cui modalità di riproduzione si basano a loro volta sullo sfruttamento e la violenza

Il concetto di riproduzione sociale 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rinascita degli studi e dell’attivismo femminista che prendono ispirazione da varie declinazioni dei marxismi del Novecento e del primo decennio del Ventunesimo secolo. Proprio il tema della riproduzione sociale è al centro di questa rinascita. Che sia per la riscoperta della rivendicazione del “wage for housework” (il salario per il lavoro domestico) o magari a causa della centralità assegnata nel contesto capitalistico al lavoro di cura o riproduttivo in senso lato come complemento essenziale del lavoro “produttivo”, le teorie e le pratiche femministe connesse alla riproduzione sociale sono oggi centrali nel movimento femminista internazionale.

Ma il concetto di riproduzione sociale anche all’interno delle impostazioni marxiste non viene analizzato in maniera univoca. Da una parte troviamo i femminismi che si richiamano alle posizioni sostenute negli anni Settanta dai lavori pioneristici delle scrittrici e attiviste Selma James e Mariarosa Dalla Costa, che considerano il lavoro riproduttivo come direttamente produttore di valore nel senso marxiano del termine. Il lavoro quotidiano delle donne in ambito domestico viene considerato direttamente all’origine del plusvalore – ossia del profitto capitalistico – nella misura in cui tale lavoro riproduce la merce forza-lavoro. In altre parole, secondo le femministe che seguono questa tradizione, il lavoro domestico non retribuito delle donne (la preparazione dei pasti, la cura della casa, la pulizia degli indumenti e cosí via) è quello che rende possibile la riproduzione su scala quotidiana della capacità del lavoratore e della lavoratrice di partecipare al processo che da origine al profitto capitalistico.

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