
Il balzo della sinistra in Finlandia
Intervista a Li Andersson, leader dell’Alleanza della sinistra finlandese che alle scorse europee ha ottenuto oltre il 17% dei voti. E l'estrema destra è stata dimezzata
Le elezioni del Parlamento europeo dello scorso fine settimana hanno visto le forze anti-immigrazione avanzare in gran parte dell’Ue. I partiti di estrema destra sono ora destinati a presidiare circa un quarto dei seggi, tra di essi alcuni hanno rapporti con i neonazisti come l’Alternative für Deutschland (AfD) tedesca e il Fronte popolare nazionale (Elam) di Cipro.
In generale però, il Nord Europa ha contrastato questa triste tendenza, e le notizie dalla Finlandia sono state particolarmente positive. Il Partito finlandese di estrema destra nel corso dell’ultimo anno ha fatto parte del governo, ma nel voto di domenica il grande vincitore si trova dall’altra parte dello spettro politico. L’Alleanza socialista della sinistra ha ottenuto il 17,3% dei voti e ha eletto tre deputati, posizionandosi al secondo posto dietro alla Coalizione nazionale di centrodestra. Il Partito finlandese invece ha perso un seggio, crollando dal 13,8 al 7,6%.
Al vertice dell’Alleanza di sinistra c’è Li Andersson, che personalmente ha ottenuto 247.600 voti, uno su sette di tutti i voti espressi in Finlandia. Si tratta del maggior numero di voti che un candidato finlandese abbia mai ricevuto e del miglior risultato per la sinistra radicale finlandese dal 1979. Forse non sorprende che proprio una candidata di sinistra abbia fermamente respinto gli attacchi in corso contro lavoratori e immigrati in Finlandia e in tutta Europa. Nel corso della sua campagna vittoriosa ha anche chiesto sanzioni contro Israele per la guerra a Gaza, restrizioni sulle armi nucleari e prudenza nelle relazioni finlandesi con la Cina. Nonostante abbia lanciato appelli che hanno fatto infuriare la stampa di destra – come quello di concedere ai parlamentari dell’Alleanza di sinistra libertà di coscienza in Parlamento sull’eventuale adesione della Finlandia alla Nato – il 25% di tutti gli elettori finlandesi è arrivato a considerarla la leader di partito più competente del paese.

Molte persone in tutta Europa guardano con invidia i vostri risultati. Come avete fatto?
Ci sono stati ottimi risultati per tutti i partiti rossoverdi in Finlandia, Danimarca e Svezia. Nei paesi nordici si è lavorato molto per creare e costruire partiti moderni capaci di combinare ambiziose politiche ambientali e climatiche con i temi tradizionali della sinistra: diritti dei lavoratori, investimenti nei servizi sociali, equa distribuzione del reddito e così via. Si vede che la sinistra sta davvero cambiando. Questi partiti stanno emergendo come veri e propri protagonisti, non solo come soggetti a supporto dei partiti socialdemocratici. Sia in Finlandia che in Danimarca, i partiti rossoverdi hanno ottenuto più voti dei tradizionali partiti socialdemocratici. Ciò dimostra che stanno diventando per molti elettori una «prima alternativa» a sinistra.
In queste elezioni l’estrema destra finlandese è crollata. Gli elettori stanno punendo il Partito finlandese per le politiche di austerità?
I partiti di estrema destra sono attualmente al potere in Finlandia e Svezia, collaborando con la destra tradizionale e influenzando la loro politica. Gli elettori hanno effettivamente visto cosa fanno quando arrivano al potere. In Finlandia hanno tradito quasi tutte le promesse elettorali su cui avevano fatto campagna. Le politiche economiche sono esattamente le stesse, o addirittura peggiori, di quelle dei tradizionali partiti di destra. Abbiamo assistito a tagli al reddito e alla previdenza sociale per molti lavoratori a basso reddito, e ad attacchi contro i sindacati e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Nel corso della nostra campagna elettorale, il messaggio agli elettori è stato che dovevamo assicurarci che questo stesso tipo di cambiamento politico non avvenisse a livello europeo. E così, poiché gli elettori sanno cosa significa quando l’estrema destra e la destra tradizionale lavorano insieme, hanno abbandonato l’estrema destra. Il partito finlandese ha avuto pessimi risultati, e anche gli svedesi hanno perso molto.
Alcuni dei partiti con cui avrai a che fare al Parlamento europeo hanno a malapena nascosto i loro legami neonazisti. La tua esperienza con il Partito finlandese ti servirà? Qual è il modo migliore per contrastare l’estrema destra?
Questi partiti possono definirsi nazionalisti, ma l’esperienza finlandese dimostra che la conquista del potere da parte dell’estrema destra ha conseguenze terribili per la gente comune. Il Partito finlandese ha svenduto tutta la gente comune che lo ha votato, su ogni questione relativa ai suoi diritti e alla vita quotidiana. Al governo, l’unica questione che interessava al Partito finlandese durante i negoziati con i partner della coalizione era l’immigrazione. Volevano che la politica migratoria già molto restrittiva della Finlandia diventasse ancora più restrittiva. Ed erano disposti a svendere tutto il resto: lavoratori, persone a basso reddito, persone che necessitavano di servizi di assistenza sociale e sanitaria. Una parte importante della strategia per contrastare l’estrema destra è mettere in evidenza questa esperienza.
L’estrema destra guadagna molto dal cinismo sul futuro. Trascina l’atmosfera politica in una direzione così terribile che molte persone non vogliono più avere a che fare con la politica. Ciò ha un effetto negativo e concreto sulla democrazia, soprattutto per le persone appartenenti a gruppi minoritari. Per questo l’altro mio insegnamento dai risultati elettorali nei paesi nordici è che per contrastare l’estrema destra, abbiamo bisogno di una politica rossoverde che crei speranza. Dobbiamo mostrare alla gente che siamo in grado di rispondere alla grande crisi ecologica che colpisce il nostro futuro, che non abbiamo perso questa corsa, che esiste la possibilità di cambiare la situazione.
L’altra cosa cruciale è la parte rossa. A livello europeo e nazionale, possiamo togliere terreno ai partiti di estrema destra prendendo sul serio le questioni sociali e adottando un’agenda di sinistra per affrontare il costo della vita, degli alloggi, dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, dei servizi di assistenza sociale e sanitaria. Dobbiamo dimostrare che quando la sinistra è al potere possiamo apportare cambiamenti che abbiano un impatto sulla vita quotidiana della gente comune.

I giovani che si sono organizzati in Finlandia contro la guerra a Gaza di recente hanno visto soddisfatte alcune loro rivendicazioni. L’Alleanza della sinistra è stata una voce coerente contro la guerra a Gaza e contro lo sfruttamento finlandese della violenza israeliana. Pensi che le nuove generazioni stiano spostando il dibattito più ampio sulla Palestina?
Assolutamente. Per molti degli elettori più giovani finlandesi, Gaza è stata una delle questioni più importanti. Da quello che ho capito, lo stesso vale per gli altri paesi nordici. Molti giovani sono rimasti scioccati dal fatto che il mondo sia così incapace di fermare la sofferenza umana sulla scala che abbiamo visto a Gaza. Per molti giovani il doppio standard che vediamo è incomprensibile.
L’Alleanza della sinistra ha parlato molto delle implicazioni che ciò avrà per il cosiddetto «blocco occidentale» nelle sue relazioni con il Sud del mondo e il resto del mondo. È una maniera di agire davvero illogica: prima chiedere a tutti di unirsi alla condanna della Russia, ma poi rifiutarsi di fare lo stesso quando si tratta di Israele. Nello stesso modo in cui dovremmo tutti condannare l’invasione illegale dell’Ucraina da parte della Russia, dovremmo essere in grado di condannare le azioni di Israele a Gaza, che sono anch’esse in grave violazione del diritto internazionale. L’Alleanza di sinistra ha chiesto sanzioni contro Israele, e anche il congelamento dell’accordo di libero scambio tra Ue e Israele come mezzo per fare pressione su Israele affinché si fermi.
Durante la tua campagna elettorale hai portato avanti una rinnovata discussione sulle armi nucleari in Finlandia. L’anno scorso, in qualità di leader del partito, hai concesso ai tuoi parlamentari libertà di coscienza sull’adesione alla Nato. Quali sono le complessità del dibattito finlandese sulla guerra e la pace in Europa?
Per gli abitanti della Finlandia la guerra e la pace non sono qualcosa di teorico. La guerra è qualcosa che le persone di tutte le famiglie hanno vissuto concretamente solo poche generazioni fa. Abbiamo anche un esercito di leva, il che significa che i cittadini comuni prestano il servizio militare. Sanno che se ci fosse una guerra, coinvolgerebbe tutti. Non è come negli Stati uniti, dove di solito è solo la classe operaia a pagarne il prezzo.
Per questi motivi, la politica di sicurezza è qualcosa che coinvolge un’ampia fascia di elettori finlandesi. Lo si può vedere nel modo in cui la Finlandia è stata dalla parte dell’Ucraina: molti finlandesi si identificano con la loro situazione sulla scorta delle nostre esperienze storiche. Lo si può vedere anche nel modo in cui è cambiato l’atteggiamento nei confronti dell’adesione alla Nato. Per i finlandesi è stato davvero un fulmine a ciel sereno che il nostro vicino fosse disposto a lanciare un’invasione su larga scala di un altro paese indipendente. L’opinione condivisa era che dobbiamo far parte di qualcosa che è più grande di noi, per ridurre la probabilità che ciò accada al nostro paese. È stato questo a spingere molti elettori di sinistra a cambiare atteggiamento sull’adesione alla Nato. Avrei preferito un’opzione europea per avere una garanzia di sicurezza per il nostro paese, ma nella realtà non c’è.
Allo stesso tempo, c’è anche un forte consenso per le battaglie contro le armi nucleari. L’attuale legge finlandese vieta l’importazione e lo stoccaggio di armi nucleari. Non cambiare questa legge rimane la linea del nostro partito. Quanto alla Nato: eravamo molto divisi su questo all’interno del partito, sia nel gruppo parlamentare che nella nostra base elettorale. A volte è meglio che la leadership crei un’atmosfera in cui si possa dissentire in modo costruttivo, piuttosto che costringere tutti a votare all’unanimità.
Adesso sei il personaggio politico più popolare in Finlandia, ma hai rassegnato le dimissioni dalla segreteria del partito per assume un ruolo nel Parlamento europeo. Ciò lascia l’Alleanza della sinistra in difficoltà alle prossime elezioni municipali?
No, non credo. È positivo cambiare leadership quando il partito è in buona salute. È sempre peggio se devi andartene perché c’è stata una crisi, o hai perso un’elezione o qualcosa del genere. L’adesione al partito dell’Alleanza della sinistra è più alta di quanto non sia stata negli ultimi quindici anni, e abbiamo avuto molte adesioni dal giorno delle elezioni. Nei sondaggi siamo costantemente più in alto rispetto alle ultime elezioni politiche. Abbiamo diversi neo-parlamentari molto bravi, ma abbiamo anche parlamentari esperti seduti lì per il loro terzo o quarto mandato.
Siamo stati in grado di mantenere il nostro consenso a questo livello e abbiamo eletto tre deputati al Parlamento europeo. Abbiamo la possibilità di partecipare ai dibattiti a livello europeo, su una scala molto più ampia di quanto abbiamo avuto finora. Naturalmente, possiamo utilizzare questa influenza e queste risorse anche a livello nazionale. Tutto ciò ci mette in una buona posizione per il futuro.
* Li Andersson è presidente dell’Alleanza della Sinistra finlandese e parlamentare. Chris Dite è un insegnante e sindacalista. Questo testo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
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