A Washington, nei giorni dell’insediamento di Donald Trump per il suo secondo mandato presidenziale, nel prestigioso Watergate Hotel, si teneva il Coronation Ball, serata di gala organizzata su inviti dalla casa editrice conservatrice e neoreazionaria Passage Publishing. Tra i tavoli si è intrufolato un corrispondente di Politico, che si è imbattuto inaspettatamente in una delle figure più controverse della alt-right, Curtis Yarvin, che negli anni Dieci era noto con lo pseudonimo di Mencius Moldburg. Il suo blog, Unqualified Reservations, che disegna progetti autoritari e ultralibertari a prima vista strampalati, è anche pieno di vecchie e nuove teorie del razzismo biologico, e avrà un’influenza sotterranea ma profonda. Partito dall’underground, Yarvin è diventato una figura popolare nonostante non appaia in pubblico e non tenga conferenze, ma si occupi piuttosto di coltivare il suo mito di guru dell’Illuminismo Oscuro.
Seduto in disparte mentre sul palco sale il ben più noto Steve Bannon, Yarvin chiacchiera con il giornalista. Bastava leggere con attenzione queste poche battute per capire che il secondo mandato di Trump sarebbe stato molto diverso dal primo: «Ogni volta che i vecchi repubblicani volevano fare qualcosa, era come il tizio sfigato che chiedeva un appuntamento alla reginetta del ballo di fine anno: erano solo terrorizzati dal fatto di chiedere e che la risposta sarebbe stata ‘no’. Quell’atteggiamento non sembra essere presente qui». Poi fa una considerazione nel suo stile, anch’essa molto utile per introdurre l’oggetto alla nostra attenzione: «C’è un cursus honorum, un percorso standard da seguire. Se vuoi lavorare nel governo, vai ad Harvard, poi vai a Washington per fare uno stage; apri la posta delle persone, fai carriera nello staff dopo 10 anni; non scrivi esattamente la legislazione, ma influenzi la direzione della legislazione, eccetera. È una cosa davvero dura. E poi ecco questi ragazzi e ragazze che in virtù della lettura di Curtis Yarvin alle medie trovano lavoro più facilmente […] Il percorso da ‘Sono un elfo oscuro anticonformista’ a ‘Ho una posizione in questa amministrazione’ è improvvisamente tipo, ‘Wow, c’è molta meno concorrenza’».
Gli elfi oscuri
Gli elfi oscuri – l’irresistibile tendenza a buttare sempre in mezzo riferimenti fantasy –, nel linguaggio di Yarvin sono niente altro che i seguaci dell’Illuminismo Oscuro. Se prima queste avanguardie, attive per lo più su internet, non avrebbero avuto accesso al potere per via della loro marginalità nel sistema di riproduzione delle élite e delle loro idee estremiste, ora invece sono ricercate dal nuovo corso a Washington, ci dice il vecchio mentore. Tutto a un tratto aver coltivato idee e linguaggi suprematisti e fascisti diventa un grande vantaggio per essere assunti in uno staff: è di loro che il nuovo corso del potere ha bisogno per lasciarsi alle spalle le vecchie remore legate a quella scatola vuota chiamata democrazia.
I millennials con idee di estrema destra, quando si sono affacciati alla politica vera e propria, spesso e volentieri per avere successo o trovare spazio hanno dovuto imparare a dissimulare. Usare il frasario e l’impianto ideologico che, ad esempio, è stato messo a punto con finezza per riproporre i tropi del razzismo, evitando però gli argomenti del colore e della biologia. A cavallo tra gli anni Zero e gli anni Dieci i meme dell’alt right hanno travestito le idee dei fascismi del Novecento sotto strati di ironia cinica, mentre i canali di «controinformazione» costruivano gli argomenti ammantati di «buon senso» che i leader della destra mainstream traducevano per il grande pubblico. Non che le idee estremiste non trovassero spazio nel mainstream, ma di certo non lo dominavano. Così ad esempio «la grande sostituzione» è passata dai circoli e i pamphlet estremisti e complottisti al pubblico di massa. Ci sono voluti anni di duro lavoro per ottenere questo risultato, mentre per imporre la remigrazione nell’agenda politica globale ci sono voluti pochi mesi tra il 2024 e il 2025, a testimoniare lo slittamento all’estrema destra dell’agenda politica e lo spostamento della finestra di Overton nella stessa direzione.
