«Lo faccio perché voi adulti state cagando sul mio futuro». Questo era il testo del volantino con cui la quindicenne svedese Greta Thunberg spiegava la scelta di scioperare dalla scuola per due settimane, nell’agosto scorso. La consapevolezza del proprio ruolo generazionale nei confronti della questione climatica è forse uno dei dati fondamentali di Fridays for Future (Fff), il movimento che a partire dall’esempio di Greta si è diffuso in tutto il mondo, portando oltre un milione e mezzo di persone in piazza nel primo sciopero globale per il clima, il 15 marzo scorso. Se il futuro è dei giovani, come agli adulti piace spesso ripetere, allora i giovani hanno titolo di parlare a nome del futuro, di farsene carico e di chiederne conto a chi comanda.
I ragazzi e le ragazze di Fff sanno usare con astuzia la carta generazionale, maneggiano con disinvoltura armi pesanti come la scienza, il senso di colpa e l’ansia della catastrofe, si destreggiano tra pratiche individuali e battaglie collettive. Il loro è un movimento che si porta dietro tutte le nevrosi e le contraddizioni della nostra epoca, ma che invece di nasconderle sotto il tappeto o di farne schiacciare le persone a una a una nel proprio isolamento, decide di metterle in piazza e farne oggetto di una gigantesca esperienza di partecipazione di massa.
L’identikit dei partecipanti allo sciopero globale del 15 marzo tratteggiato dal sondaggio condotto da un gruppo di ricercatori in tredici piazze europee è quello di una nuova generazione di attivisti: degli studenti che hanno partecipato ai cortei in giro per l’Europa, quasi due terzi erano donne, il 38,1% non aveva mai partecipato a una manifestazione in vita propria, il 54,7% era in piazza perché convinto direttamente da un amico, il 34,4% perché l’aveva saputo dai social media. Pochissimi facevano parte di organizzazioni ambientaliste: cortei nati dal passaparola, molto poco politicizzati, popolati di cartelli autoprodotti da ciascuno in casa propria o con i compagni di classe.
«Lo sciopero di marzo è stata l’esplosione di questa cosa – racconta Andrea Torti, uno degli animatori di Fff a Milano – Ragazzi e ragazze che si facevano il proprio cartello e venivano in piazza. L’idea che ciascuno possa partire dal proprio piccolo, dalla propria vita quotidiana, da ciò che può fare per contrastare il cambiamento climatico, per poi capire che non basta e che c’è la possibilità di andare in piazza. L’idea che il singolo può diventare collettività portando la propria voce».
«Sono anni che navighiamo a vista: Fridays For Future ha restituito un orizzonte possibile e immaginabile da costruire insieme – gli fa eco Francesca Acquaviva, di Bari – Tante e tanti hanno visto in questo movimento uno spazio di democrazia in cui non solo provare a dire la propria e a esprimersi sul singolo tema, ma anche andare oltre i recinti e gli steccati che il modello di società impone».

